costi o benefici del modello sanità

Cos’è che non va nel costruire un quartiere turistico? E cos’è che va, invece, in quello che viene chiamato, modello Sanità? In una tesi di laurea discussa di recente, di cui al paragrafo 2.3 si legge: La Paranza è nata per volontà di padre Antonio Loffredo, parroco della chiesa di Santa Maria della Sanità. Padre Antonio, succeduto nel 2001 a padre Giuseppe Rastrelli (il cognome esatto è Rassello), ha accolto il progetto del suo predecessore di riqualificare il patrimonio artistico di appartenenza della chiesa presente nel rione, coinvolgendo i giovani del quartiere, e lo ha sviluppato fino al farlo diventare una vera e propria impresa. […] Infatti, in uno studio volto ad indagare l’impatto economico delle attività della cooperativa, ha rilevato un attivo totale di circa 33 mln di euro e ricadute positive anche sul circuito della filiera turistico-ricettivo… (Tesi discussa nel 2021, scritta da Silvia Tripaldella)

In redazione, pochi minuti fa, è arrivata una rettifica alla tesi di cui sopra, copio e incollo fedelmente: “La crescita della capacità di attrarre visitatori e di creare un sistema di accoglienza tale che il progetto ha prodotto un impatto totale di circa 33 milioni di euro, come sarà spiegato nell’ultimo capitolo, producendo esternalità positive anche sul circuito indotto della filiera turistico-ricettivo e ridando vitalità a tante pizzerie, pasticcerie e bar che hanno iniziato ad avviare un’offerta che andasse oltre i locali e rispondesse alla domanda turistica, sempre più in crescita e sempre più eterogenea.” (“Cultura e sociale muovono il sud” alla pag. 89 del terzo volume – di Stefano Consiglio, Mariavittoria  Cicellin, Adriana Scuotto).

Una breve spiegazione del libro mi è stata data dalla professoressa Anna Maria Zaccaria, relatrice della testi di laurea e che ha dato un contributo nella stesura finale del libro a cura di S. Consiglio, N. Flora e F. Izzo. Mi ha colpito il fatto che, oltre all’attivo in euro, gli articoli di giornali che parlano del quartiere sono aumentati esponenzialmente. La statistica è 10 su 90 ogni anno (non ricordo bene, quindi questo dato può essere sbagliato in percentuale, anche se nulla toglie nell’essere indicativo di un determinato periodo). Interessante anche la contrapposizione non di uno solo, ma bensì due modelli Sanità.

 La questione turismo e modello nel rione, è rilevante di una contrapposizione ideologica e di domande che sembrano trovare risposte contradditorie. Il commerciante che ne beneficia, ha tutte le argomentazioni a favore, mentre “il ragazzo” che porta le pizze d’asporto, ha un’altra visione dell’economia locale. Sono due problemi che lasciano aperte spiegazioni differenti. Altra questione, direi molto più spigolosa, è l’argomento servizi socialmente utili. Prima dell’entrata massiccia del turismo nel rione, i servizi esistevano ed erano funzionali alla popolazione del quartiere (leggi). Naturalmente non è tutto imputabile al modello Sanità, ma negli ultimi anni l’informazione ha ignorato questi argomenti. I consultori, importantissimi per la gente del luogo, sono spariti nell’indifferenza, mentre si è dato luogo a tutta una serie di ragioni che riguardavano i murales, l’afflusso turistico, le bellezze storiche, la musica.

Le ragioni della qualità della vita non sono mai state prese in considerazioni, così come, e non in ultimo, gli affitti di case o di negozi che sono schizzati alle stelle. Oggi il quartiere conta centinai di bed and breakfast, molti dei quali gestiti da persone che non sono di Napoli. Gli argomenti preferiti dai giornalisti prima dell’avvento modello Sanità era la camorra, spostando tutti gli altri aspetti in secondo piano. Con il quartiere aperto al flusso massiccio di turisti è successo la stessa cosa. Quando invece si parla di qualche persona la si addita come eroe o al massimo soggetto fuori dal comune.

Si può usare una metafora cara agli statistici. La moda è sinonimo di interesse e di distrazione. Gli argomenti descritti sono interessanti e vanno studiati uno per uno. Per ora, la maggior parte degli articoli o dei documentari dedicati al rione in questi ultimi anni, non hanno fatto altro che affrontare l’argomento più in voga, seguendo la moda statistica. Il cosiddetto nesso: distrazione di massa/assuefazione. E come in una continua abitudine agli oppiacei, il dato più frequente è quello più approfondito. Ma come ogni statistica, dove le probabilità non sono vere, essa manca di un dato certo, di una variabile che non è stata ancora studiata. Per eliminare del tutto la sintesi statistica: nulla di più falso è dato per vero se esso è illusorio nella sua realtà.

In parole più semplici. Quanto più si affronta il discorso sull’arte, la rinascita, il riscatto sociale, tanto più si affondano i problemi di come si vive adesso nel rione. Quanto più si etichetta un eroe salvatore della patria, tanto più si nascondono le famiglie e la loro storia. Mentre si discute di turismo che arricchisce, si perde la consapevolezza del diritto al lavoro. Mentre aumentano i B&B in questo luogo, diminuiscono i suoi abitanti. Questa è la gentrificazione, oppure chiamatela come cazzo volete.  P.S. Ho avuto modo di parlare con un giornalista e scrittore Olandese, che sta preparando un libro sul quartiere, mi ha detto testuali parole: “non so niente del rione Sanità, mi informi?”. [+blogger]      

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Anonimo ha detto:

    Nel frattemp

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  2. Anonimo ha detto:

    Nel frattemp

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  3. Egidio ha detto:

    Nel frattempo che si discute, altri ricchi hanno già comprato bassi e case per sfruttare meglio la situazione. A loro vantaggio l’effetto modello sanità che ha “salvato” il quartiere. Altri pochissimi anni neo mistero delle beatitudini.

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  4. comelapensoio ha detto:

    bell’articolo

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  5. Paola Paola ha detto:

    Venezia e la sua qualità della vita, esempio di un altro articolo che ho letto sempre su questo blog, è un esempio disgregante e paradossale di una forma cinica e perversa. Niente di più vero in una economia che smentisce tutto.

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