è cosa ‘e niente

Il rione è di nuovo “sulla bocca di tutti” per la sua inciviltà: ma dove è andato a finire la rinascita del quartiere? Certamente non è colpa di chi ha creato una cooperativa o di chi tenta, attraverso il lavoro, di recuperare l’immagine, l’immagine, l’immagine.

Ecco la parolina magica, scandita per ben tre volte, così come l’anafora finale. Come tutti sanno, anche se fanno finta di non sapere, attraverso l’immagine si è costruita la conoscenza, che spesso è frutto della fantasia, fantasia, fantasia.

La fantasia lascia indietro pezzi di storia e, soprattutto, pezzi di cultura popolare. Quest’ultima, confinata nella negazione, mina le basi di un giudizio condiviso e contraddice spesso il giudizio democratico.

Il rione Sanità è diventato un modello di contrapposizioni, contrapposizioni, contrapposizioni che lascia spazio all’apparenza, all’apparenza, all’apparenza.

I morti non resuscitano grazie agli eroi. Le guerre non finiscono grazie al lavoro: ma si può immaginare (o meglio ricordare), il tempo che passa per aprire il parco san Gennaro? La lentezza, la lentezza, la lentezza, che non è paragonabile agli altri parchi o ville di Napoli, scandisce il ritmo del cambiamento del quartiere. Come un gioco di rimandi, chi si può salvare non ha voglia di farlo, così come chi deve fare non fa e, se lo fa, inquadra gli opposti, trova un appiglio, una discolpa, un mutamento. E gli spazi si dilatano senza forma di continuità.

Ma la gente della Sanità da chi deve essere salvata?  Chi è l’ultimo eroe che dice che la Sanità è santità? Se un popolo è scassato, scassato, scassato lo si guarda con un occhio solo, si entra nelle loro casa di sbieco, di traverso. È vero che non si guarda più dall’alto in basso, ma si fissa dall’altra parte. Non si ha voglia di parlare, così come non si ha voglia di conoscere le famiglie, le famiglie, le famiglie del rione.

Nella Sanità arrivano centomila turisti ogni anno. La ricchezza, così come la verità, non è individuabile e se s’intercetta non c’è più[1]!

“Ci sono state occasioni nelle quali l’aggressione, l’aggressione, l’aggressione fisica non è stata così grave quanto l’oppressione, l’oppressione, l’oppressione psicologica sofferta dalla gente del quartiere; tortura psicologica impossibile, impossibile, impossibile da descrivere[2]”.

(È solo il parco san Gennaro? Si! No! Allora ‘e cosa e niente, diceva un commediografo).


[1] D’ispirazione pasoliniana.   

[2]Trasposizione della frase (attribuita), di Nelson Mandela sull’apartheid della popolazione africana.

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