pasqualino e i campetti del san Gennaro

Erano gli anni ’80 quando frequentavo Pasqualino. Lui aveva la mia età e lavorava da Brescia il salumiere. Portava il pane e la spesa per le case. Spesso lo accompagnavo anche io. Mi divertiva il fatto che lui cantava sempre (la sua canzone preferita era “celebrità” di Nino d’ Angelo) era un neomelodico provetto, una voce intonata tutt’uno con il suo viso dolce. Una cosa che mi piaceva fare particolarmente nel tragitto, quando trasportava il pane, era vederlo mangiare il “cuzzetiello” dello sfilatino. Dopo averlo fatto lo rivoltava dall’altro lato della busta. La busta non era trasparente cosicché il lato spezzato non risultava visibile. Era un modo per ridere dei clienti. Poi venne il terremoto, e dal vico Palma, con la sua famiglia, si trasferì nei containers dello scasso di San Gennaro dei Poveri.

Oggi i campi ci sono ancora, sono bellissimi ma mal ridotti. Invano si cerca di capire in che modo poterli recuperare. Campi di calcio che potrebbero essere usati da tutti:  gli spazi circostanti permettono anche il transito di pullman e mezzi pesanti. Sarebbe un modo per ridare al quartiere il suo sport, quello che si fa in piazza sanità sulla zona pedonale. Lo spazio dei campetti del San Gennaro è abbastanza grande per poter creare un “piccolo borgo del calcio”.  Qualcuno ha parlato con il sindaco, con il presidente della Regione, e con tutti quelli precedenti. Totale indifferenza, totale assenza, accuse nei confronti della gente che non sa come gestire la cosa pubblica.

Anni fa incontrai Pasqualino, era più alto e aveva sempre lo stesso viso dolce da bambino. Lo incontrai su di un treno, cantava sempre, questa volta però vendendo ventagli. In primis fece finta di non riconoscermi, poi l’amicizia si dimostrò più forte della vergogna. Ninò, si cagnate? Parli italiano?! ‘A tiene a guaglione? Ti regalo questo ventaglio… Grazie Pascalì. Ci capimmo senza dire più una parola. Così come credo che entrambi sentimmo l’odore di quel “cuzzetiello” di sfilatino caldo che, dopo averlo mangiato, tanto ci faceva sorridere, pensando alle facce dei clienti di Brescia il salumiere. [+blogger]

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