le rughe della sanità

Avevo finito di leggere parte del libro di Carmine Abate (Le rughe del sorriso), sono arrivato alla pagina 124, restano ancora altre 134 pagine, sono a metà percorso ed avevo già individuato le mie preposizioni preferite. Le riporto fedelmente.

Cercheranno di umiliarti, di farti sentire inferiore, se non potrai avere figli… Ci hanno provato anche con me trent’anni fa, ma non ci sono riusciti. Neanche io potevo procreare, forse per l’infibulazione devastante che avevo subìto. Allora, anziché rassegnarmi e deprimermi, ho reagito crescendo con gioia la figlia di mio marito e della sua nuova moglie come se l’avessi partorita io; e la bambina mi ha sempre voluto bene, forse più che alla madre naturale, che dopo la morte di mio marito se ne era andata in un’altra città, affidandola a me. 

Sahra, la protagonista del libro, era bellissima; la sua pelle nera e il suo corpo meraviglioso, donna emancipata, donna somala, sola, incredibilmente perfetta nella descrizione così come nelle sue rughe. Mi ricordava una donna del rione Sanità, una donna invidiata, una donna che amava due uomini contemporaneamente, con una voglia matta di conoscenze e di passione. Questa donna si chiamava Bartola. Quando si pronunciava il suo nome tutti ridevano, quando la vedevano tutti restavano a bocca aperta. Era emancipata perché oltre ad avere un’intelligenza fuori del comune, era anche una donna “sperta”, (come direbbe l’autore del libro), navigata, intenditrice, con una ottima conoscenza del rione.

Bartola amava due uomini perché non poteva o non sapeva amare diversamente. La storia di Sahra era tragica così come quella di questa donna della Sanità, che contro aveva tutto e tutti gli scherni, la maldicenza, la mala educazione, l’invidia da parte di molte sue coetanee. La sua “arroganza” le faceva dire con fermezza: “ma perché gli uomini possono stare con due donne e viceversa, una donna con due uomini no?! Qual è queste differenza che giustifica tale affermazione? Non sono una puttana, non la dò in cambio di soldi. Il mio è un atto d’amore e di liberazione, di gioia e di appagamento, di sfogo e di sopraffazione contro il maschilismo. Erano gli anni ’80, la confusione regnava prepotente nel quartiere. Un giorno picchiarono fino alla morte uno degli uomini di Bartola, l’altro non si fece più vedere. La donna decise di lasciare la propria casa.

Questa volta aveva vinto l’ignoranza e la bieca consuetudine, domani una forza spettrale divorerà gli inetti affabulatori. P.S. In realtà la storia delle due donne c’entra poco con questo racconto di fantasia, le accomuna solo una intelligenza degna della loro bellezza, le accomuna solo l’arretratezza degli sciocchi fondamentalisti che, in un modo o nell’altro, sono parte integrante delle nostre sofferenze. [+blogger]

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