Nel tufo si può leggere la storia dei lavoratori di Napoli. Il Romanzo racconta di una famiglia di guantai, sottraendo l’arte di arrangiarsi alla sua definizione classica: nulla di più falso è “l’economia del vicolo”. Donna Geltrude, ricca signora di via Posillipo. Donna “Giuvannina”, con otto figli, costretta a mendicare. In un “basso” napoletano, fra le buste per l’immondizia in plastica nera sparse ovunque perché adoperate come sacchi, lavoravano decine di operaie. Memoria di una famiglia di guantai è un romanzo che “entra” nei bassi, attraversando vicoli e vicoletti. Entra in una cantina e in alcune botteghe dove si lavora la pelle; entra anche nella fabbrica più grande del Sud Italia. Nei fallimenti e nella disperazione, attraverso la povertà e l’indifferenza, i lavoratori si organizzano, vivono e discutono per i loro diritti. Una ragazza con la sola licenza elementare capace di descrivere in dettaglio uno dei mestieri più complessi del mondo. I “cazunari”, negli anni Settanta, grazie alla loro creatività, inventano la “raccolta differenziata”. Il terremoto del Novembre dell’Ottanta che sconvolse il rione e una parte della regione.

Auguri! Un giorno lo comprerò 🫡
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Grazie, se ti trovi a passare per via Mezzocannone 63 l’editore ti fa lo sconto. 😉 Un saluto e grazie ancora.
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Io lo aspettavo! Appena saró da quelle parti lo compreró.
Un’altro Antonio
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Grazie Mille. Puoi prenderlo in qualsiasi libreria della penisola 😉
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Che bello leggere Finalmente un romanzo sul quartiere Sanità scritto da chi ci ha vissuto! E che bello leggere di storie dal basso e ritrovare nelle tue pagine il racconto di un’eccellenza che oggi sembra ormai dimenticata ma che dimostra finalmente quanto sia sbagliata l’etichetta che ci affibiano di gente “che si arrangia”. Grazie Antonio!
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Grazie sei gentile e spero che tu possa venire quando presentiamo il libro. Scriverò presto un post.
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