omologazione sanità

Venerdì 27 settembre ore 21,00. Attraverso con la mia famiglia il rione partendo dalla via Crocelle fino alla piazza – dopo il ponte della Sanità – largo Totò. Diversi locali e vinerie, pub e bar, pizzerie e tarallifici, macellerie e salumerie aperti al pubblico. Tavolini che occupano la zona pedonale, ombrelloni aperti, transenne con sedie e musica dal vivo, qualcuno improvvisa un impianto stereo per trasmettere melodie diverse. Fiaccole a terra, calici esposti, spritz o aperitivo (chiamatelo come volete); alla via Mario Pagano, un tempo conosciuto come il mercatino della frutta e verdura, appesi tra il recinto della scuola elementare e un palazzo abitato, centinaia di cappelli colorati che formano una specie di arcobaleno lineare. Conto una trentina di attività commerciali aperte, cosa mai successa prima. La cosa non mi dà fastidio, anzi vedere persone per strada è piacevole, anche rilassante per certi versi.

Vicino ad un commerciante decine, se non centinaia, di persone aspettano il loro turno occupando in parte la strada (cosa abbastanza pericolosa visto che ci transitano auto, moto e camion ecc); sulla zona pedonale oltre i tavolini, decine di scooter parcheggiati ostruiscono il passaggio. Vecchia abitudine dura a morire…così com’è dura a morire la consuetudine di trasportare bambini, a volte anche neonati, sui motorini senza la minima precauzione (se non sbaglio non si possono trasportare sotto i 6 anni d’età), ma questa è un’altra storia.

Mentre in passato il rione si caratterizzava (e si caratterizza tutt’ora, con qualche differenza) per le sue, chiamiamole così, irregolarità sociali: irregolarità abitative, di gestione della cosa pubblica, lavoro nero o lavoro illegale; oggi invece sembra che in qualche modo tutto si stia livellando attraverso una omologazione economica, che in parte cancella le irregolarità di cui sopra, e in parte trasforma e modifica l’azione sociale attraverso l’illusione del cambiamento. In effetti, quello che cancella, in realtà è anch’essa un’altra illusione, illusione molto più pericolosa della precedente perché la trasforma in azione legale. Chiarisco ulteriormente.

Occupare uno spazio pubblico, prendersene cura, è cosa gradita. Prendersene cura, però, lasciando che lo spazio sia veramente pubblico. Un tavolino o i cappelli al cielo o le transenne per delimitare, non hanno niente di pubblico. Qualcuno le ha messe, anche se con l’autorizzazione, delimitando e ostruendo lo spazio pubblico. Nel rione è stata allargata la zona pedonale, sia alla via vergini, che alla via Arena alla Sanità, anche nella piazza Sanità: sulla prima ci sono gli scooter e le auto che parcheggiano, i tavolini e l’esposizione della merce di alcuni storici negozi; sulla seconda quasi la stessa visione, ridotta perché lo spazio è più piccolo; in piazza Sanità, auto parcheggiate vicino alla fermata della navetta e, sulla zona pedonale, gli stessi tavolini e sedie che limitano il passaggio alla gente.  Camminando per l’arteria principale altri rivenditori hanno ridotto lo spazio occupandolo con i soliti tavolini e gli ombrelloni.

Ripeto, è bello vedere gente per strada, è bello vedere suonare ad una certa ora, ma questo non deve negare i diritti altrui. Il passaggio della gestione dello spazio pubblico, (spazio gestito dal privato che si prende cura di un pezzo di strada) sta creando negozi globalizzati e solo per certi determinati acquirenti. Le strade principali del quartiere stanno cambiando “faccia”, così come la gente sposta le sue attenzioni: oggi se vuoi acquistare una casa nel rione, la prima cosa che ti viene chiesto è, “le serve per uso b&b?!”.  Il linguaggio e il pensiero si adeguano ai tempi, ma questo non deve e non può produrre nuove irregolarità, per di più celate sotto mentite spoglie. E’ un rischio che non possiamo correre se non vogliamo continuare a formare un rione di serie A e un altro di serie B. [+blogger]

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