il boom

Da diversi anni molte associazioni intendono salvare il quartiere attraverso l’arte e la cultura. In primis la street art, che non ha eguali per numero di murali. C’è anche, in questo ultimo periodo, un’abbondanza di mini concerti o musica dal vivo. Fanalino di coda restano il teatro e il cinema (quest’ultimo inesistente). Il vero boom è il turismo. Ci sono agenzie di viaggi specializzate in incoming… le catacombe, le chiese, i palazzi, i murali, la beneficenza, la pizzeria, la pasticceria… insomma la Sanità “tira”, le opportunità devono essere prese al volo e tutti escogitano nuove iniziative. Gli eroi sono numerosissimi e un semplice tizio qualunque, che non ha mai messo piede nel rione, ha una straordinaria idea che sbalordisce la povera gente. Proposte e progetti spuntano come i funghi: incontri con artisti, pizze, caffè e dolci sospesi, gestione degli spazi pubblici, attività ludiche, vino e musica, caffè letterario, cibo e cultura, tutto scritto e riportato sui quotidiani e on line.

Decine di persone intendono salvare il rione Sanità, ma perché? Io sono veramente contento che tanta gente ha a cuore questo quartiere, mi chiedo: prima dov’erano? Perché si fanno sentire solo ora? Qualcuno può commentare: “meglio tardi che mai”. Ma poi in effetti il rione da cosa deve essere salvato: dalla camorra? dall’ignoranza? dall’inciviltà? Adesso mi chiedo: per caso non deve essere salvato dai poveri? La ricchezza mette tutti d’accordo, con una differenza invisibile: i poveri, numerosissimi, respirano e si sostengono (nella migliore delle ipotesi), i ricchi, pochissimi, stra-guadagnano, stra-sbordano di denaro, comprano case, investono in borsa, eludono ed evadono tutto nella norma, nell’efficienza e produttività. Questa filosofia di vita è tanto più legittima quanto più è giovane il periodo in considerazione.

Il quartiere da poco è esploso in un boom turistico. Statisticamente sono quadruplicati i progetti, le iniziative: si vuole salvare il rione con la pasta e fagioli, con l’aperitivo chic, con la gente che parla un altro dialetto, insomma un nuovo stile di vita che in qualche modo deve insegnare alle nuove generazioni del luogo. Ma queste spiegazioni cosa hanno in comune con la tradizione del rione? Perché le iniziative non richiamano la storia del quartiere? la storia della gente povera o la storia dei desaparecidos del lavoro? Perché non si valorizzano prima le persone piuttosto che le cose? Perché il modello di vita del ricco è migliore di quello del povero? Solidarietà e pubblicità non hanno gli stessi presupposti, l’una si basa su elementi volontari e sugli scopi, l’altra sui guadagni e sugli obiettivi. Scopi e obiettivi sono due termini antitetici. Oggi gli elementi più visibili sono le notti bianche, gli articoli di giornali o dei social che elogiano iniziative spesso sterili e momentanee.  Esse non hanno nessuna utilità futura.

Bisogna comprendere che il lavoro non basta per cambiare le cose, non è producendo questo tipo di ricchezza che la gente cambia. Anzi, per contro, essa favorisce la criminalità proprio per quella differenza  tra gli eroi/ricchi e i nullafacenti/poveri. La contrapposizione è lampante ed un modello virtuoso non può prevedere conflitto. La contrapposizione è anche nella continuità che non è prevista da questo modello. Sono belli i murales, o i bassi dipinti di colori sgargianti, oppure le foto giganti, ma essi non hanno nessuna continuità con quello che è la cultura del passato. Allora perché non richiamare e plasmare il vecchio con il nuovo invece di creare progetti individuali senza una condivisione? La gestione classica dell’economia è evidentissima, una gestione che ha prodotto e produce tutt’ora arbitrarietà. Morale della favola? Una morale che non c’è?  “E’ più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo“. [+blogger]

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Lucio C. ha detto:

    Condivido, come sempre, gli articoli del mio amico perché a Napoli ed in generale nel Rione Sanità, tutto è lasciato allo sviluppo liberista del mercato, ipotizzando leve di sviluppo solo nelle mani dei commercianti e non esiste una minima politica di mobilità sociale.Purtroppo l’ Art. 3 della nostra costituzione viene solo usato, con belle parole dal sindaco, ma nei fatti la forbice tra ricchi e poveri è in continuo aumento.È vero, i poveri saranno fastidiosi e brutti per lo sviluppo economico del quartiere,anzi dei ceti medi ed alti😥

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  2. Maria Pa. ha detto:

    Un’analisi da leggere, da comprendere, un’analisi lucida che fa riflettere. Per chi, come me, abita, ama e odia il proprio quartiere, per chi ne ha sempre avuto paura, per chi lo scopre adesso, per chi lo sfrutta, per chi ne cura da sempre le bellezze nascoste, per chi ci lavora. Per chi lo guarda amorevolmente come un fratello ferito a morte e per chi ne usa la morte per calpestarlo, per chi vive “su” e viene “giù Napoli” per moda, per chi ancora pensa che la Sanità sia solo il pur bellissimo palazzo dello Spagnolo, dove un tempo non tanto lontano esistevano le botteghe artigiane che insegnavano i mestieri più disparati a ragazzi volenterosi e appassionati. Per chi non verrebbe mai ad abitarci, ma se ne riempie la bocca, per chi fa fatica a restare e per chi l’ha abbandonata. Leggiamo e riflettiamo.

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  3. Cira la pornostar ha detto:

    C’è una nuova “coscienza di classe “ che illumina le persone e le fa diventare antitetiche alla specie umana. Si diventa come gli animali (in effetti poi quello siamo), che per sopravvivere uccidono altri animali. Il destino è previsto, non è incoscienza ma prevaricazione.

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